Bisaccia

Bisaccia

Lungo il versante adriatico dell’Appennino, sul crinale della dorsale che forma il displuvio tra i bacini di Carapelle e dell’Ofanto, sorge il comune di Bisaccia, il cui abitato si raccoglie su uno sprone del Monte Calvario (970 m), incuneato tra due burroni alla testata del vallone Isca, affluente di destra del fiume Calaggio. Data la sua conformazione geologica, viene definito “zatterone conglomerato roccioso con collante argilloso”. Lungo la statale del Formicoso si trova il moderno agglomerato di Bisaccia Nuova, costruito seguendo una pianta rigorosamente geometrica, dopo il terremoto del 1930.
Secondo la tradizione e confrontando gli antichi percorsi della via Appia, che collegava Roma a Brindisi, sul territorio di Bisaccia sorgeva l’antica Romulea, eretta dai Sanniti come “oppidum”, cioè fortezza, con la funzione di presidio territoriale. Depredata e assoggettata nel 296 a. C. dai romani, insieme alle altre città dell’Irpinia, anche Romulea si ribellò per riottenere la propria indipendenza, ma conquistata da Appio Claudio, fu ricostruita sulle sue rovine. Da questa circostanza potrebbe derivare il nome di Bisaccia: Bis acta (fatta due volte), o Bis Arx per indicare il nuovo presidio romano. In realtà l’origine non è sicura, il toponimo potrebbe essere legato anche alla dominazione bizantina, prima ancora che i longobardi conquistassero la città, facendola rientrare nel Gastaldato di Conza, e fondassero il bastione di controllo da cui prese origine il castello; infatti lo stemma della città con i due leoni rampanti, rappresenta il simbolo delle rispettive potenze, che lungo la linea di confine, si fronteggiarono sui tre monti della catena appenninica.
Con la dominazione normanna iniziò un periodo di pace e di fioritura economica, con la diffusione della piccola proprietà contadina e la pratica del “pastinato”. Nel 1246 il Signore di Bisaccia, Riccardo I, venne privato del suo feudo da Federico II, in quanto reo di congiura. L’imperatore impiegò il castello, come prigione e residenza di caccia. In seguito il feudo passò a Guglielmo Cotignì, succeduto dal figlio Ruggero.
Nel 1419 il feudo apparteneva ad Albanese Picciolo, il suo successore Giovanni della Marra si ribellò alla corona aragonese e perse il castello, assegnato al capitano di ventura Giacomo Piccinino.
Si può pensare che al terremoto del 1456 sia seguito l’ampliamento del centro di Bisaccia rispetto al borgo medievale. Nel 1462 Ferrante I, passò il suo possedimento a Pirro del Balzo a cui seguì Isabella, moglie di Federico d’Aragona.
Dal 1100 Bisaccia era divenuta sede vescovile, nel periodo Vicereale fu unificata al Vescovato di Sant’Angelo dei Lombardi e nel 1515 fu ricostruita la Cattedrale nello stesso luogo della precedente.
Nel 1528 il feudo fu assegnato ad Alfonso d’Avalos de Aquino e venduto a Giovan Battista Manso per 3500 ducati.
Nel 1588, soggiornò il poeta Torquato Tasso, che lontano dalle polemiche letterarie religiose sulla Gerusalemme liberata, trovò grandissimo sollievo.
Nel Seicento Bisaccia divenne ducato dei Pignatelli, i quali, insigniti di titolo, grazie ai servigi resi alla corona spagnola, diedero impulso allo sviluppo della città.
Nel 1809 morì senza prole Giovanni Armando, ottavo duca di Bisaccia, ultimo di casa Pignatelli. Nel 1851 il re Ferdinando II accordava il titolo, in mancanza di discendenti diretti entro il quarto grado ad un suo lontano parente, Carlo Maria Sosthènes de la Rochefoucauld-Doudeauville e ai suoi successori legittimi.
Nel 1930, un fortissimo terremoto producesse gravissimi danni al centro abitato tanto da ricorrere alla sua delocalizzazione nella zona stabilita secondo il “Piano Regolatore”. Nel 1956 l’ultimo duca, Edouard François Marie de La Rochefoucauld, vendeva ai fratelli Sestili Mario, Giovanni, Maria e Luisa l’intero edificio composto da 42 vani suddivisi su due livelli, di cui 13 abitabili.
La storia recente vede, nel 1977, il Comune di Bisaccia acquistare il Castello. Restaurato dopo il devastante terremoto del 1980, nel maggio del 2009 viene aperto, al suo interno, il Museo Civico.

 

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